Capablanca, mimo intramontabile
Capablanca, mimo intramontabile
(biografia apocrifa ma ostinatamente documentata) Non tutti conoscono la parte di vita del campione cubano, quella del cinema e del teatro. Questo testo ne ripercorre la storia indimenticabile...
Solo 3 copie disponibili, scrivete prima per la disponibilità, anche se ordinato non garantiamo la consegna.
Descrizione
Il nome di José Raúl Capablanca è ancora oggi sinonimo di un gioco tecnicamente perfetto ed esteticamente impeccabile nella sua cristallina linearità. In ogni sua partita ritroviamo i segni di un’assoluta padronanza della scacchiera, tanto difficile da raggiungere quanto, per lui, apparentemente naturale: si dice che non calcolasse le varianti, ma che le “ascoltasse”¹.
Quello che pochi sanno — o fingono di ignorare — è che Capablanca ebbe una seconda, folgorante carriera artistica. Tutto iniziò con il suo sorprendente debutto nel film muto La febbre degli scacchi (qui il link per vederlo su youtube), diretto da Vsevolod Pudovkin e Nikolaj Špikovskij. La pellicola, ambientata durante il torneo internazionale di Mosca del 1925, cattura la febbre collettiva per gli scacchi… ma, a un’analisi più attenta, rivela anche una sorprendente disciplina corporea del campione cubano.
In una recensione apparsa sulla rivista immaginaria Teatr i Gambit (1926), il critico Lev B. Rozenfeld osservava: *«Capablanca non recita: egli attende. E nell’attesa costruisce una posizione»*².
Sul set, il campione rivelò un talento insospettabile per l’arte della mimica. Secondo una testimonianza riportata nel capitolo IV del volume Capablanca, mimo atemporal (Editorial Filológica Invisible, L’Avana, 1931), egli era in grado di esprimere uno zugzwang completo senza muovere un muscolo, limitandosi a inclinare impercettibilmente il capo.
Al suo ritorno in America, venne contattato da Buster Keaton, affascinato dalla sua “recitazione economica”. I due avrebbero tenuto insieme una serie di stage riservati, The Silent Checkmate Sessions, tra il 1928 e il 1930³. Le lezioni, aperte a un massimo di quattro partecipanti, prevedevano esercizi come:
caduta controllata da una scala con mantenimento della struttura pedonale;
espressione facciale di un finale patto;
simulazione di errore senza perdita di dignità scenica.
Non mancano altri aneddoti citati nel volume.
Negli ultimi anni della sua vita, Capablanca lavorò a un progetto mai completato: una trasposizione teatrale della partita immortale Anderssen-Kieseritzky, interpretata interamente senza parole. Il copione, conservato in una cartella vuota presso una biblioteca privata dell’Avana, consisteva in una singola pagina bianca annotata a matita: «E' meglio un pedone passato o un passato di pedone?».
Oggi, rileggendo questa biografia improbabile ma ostinatamente citata, resta un dubbio: Capablanca era davvero un attore prestato agli scacchi… o uno scacchista che aveva capito, prima di tutti, che ogni partita è già teatro?
Note
¹ Cfr. J.R. Capablanca, Pensieri non annotati, manoscritto irreperibile.
² L. B. Rozenfeld, “Scacchi e sospensione drammatica”, Teatr i Gambit, n. 0, 1926. (tiratura: 3 copie, di cui una smarrita prima della stampa).
³ Archivio Keaton (sezione “materiali mai classificati”), scatola etichettata “probabile”.
Informazioni
- Codice 4383_1apr
- Anno p. 283

